sabato 27 settembre 2008

Il Grande Zot di Sciarrelli

Chi naviga su Internet oltre che per mare, si sarà accorto forse di questo fatto curioso: c'è una graziosa barchetta che solca le acque delle isole Pontine e si spaccia per il Grande Zot. In effetti si chiama proprio Grande Zot e ha una storia simile al nostro Grande Zot: ritrovata dalle parti di Ostia in stato di semi abbandono, è stata ristrutturata e rimessa in mare nel 2007.

Questa barca di 12 metri è stata progettata dal genio di Carlo Sciarrelli e per un caso misterioro è stata battezzata con lo stesso nome. Non ne conosciamo la storia e ci chiediamo se anche questo piccolo Grande Zot fosse stato commissionato dallo skipper Giancarlo Toso.

Il "grande" Grande Zot è stato varato nel 1984 dai Cantieri Zennaro di Venezia su commissione di Giancarlo Toso, che su questa barca ha navigato con grandi nomi della vela (tra i quali Eric Tabarly), pubblicando racconti su Bolina nel corso degli anni.

Dopo molti anni ai Caraibi, il Grande Zot è tornato in Italia e Saverio Scattarelli, che ne è il nuovo skipper e armatore, spera che prima o poi, i due Grande Zot finiranno per incrociare nelle stesse acque (e magari fare una regata).

Buon vento

13 commenti:

Enrico ha detto...

il Grande Zot originale, di proprietà di Giancarlo Toso, solcava le acque della Croazia a cavallo tra gli anni 70 ed 80. Era un cutter in ferro di 12 metri circa armato, tra l'altro, di un magnifico remo in legno per gli attracchi. Ero un bambino, a Spalato, ben ricordo Toso in partenza per andare a consegnare la barca che aveva venduto per finanziare la nuova (lo Zot schooner). Quel giorno passò ore a cancellare dalla fiancata il nome, perchè quello non lo vendeva, lo portava con sè per la nuova barca che il suo amico Carlo gli aveva progettato. Enrico Gandolfi

carlopassoni ha detto...

il "piccolo" Grande Zot fu disegnato da Sciarelli, ed è derivato da una passera istriana. Giancarlo Toso convinse Sciarelli a disegnare questo sloop in ferro, nonostante le reticenze del progettista. Fu costruito nel 1976 ai cantieri abbandonati della Giudecca, dove i fratelli Battois costruirono la goletta Judeca. Carlo Passoni

Chicco ha detto...

Ho incrociato spesso il Grande Zot in Sardegna. In un cantiere di Cagliari c'è la sua gemella, il Fra Dolcino, purtroppo piuttosto malconcia dopo varie vicissitudini. Qualcuno ci sta lavorando, non so con quanta competenza... ogni volta che la vedo mi piange un pò il cuore, me la ricordo in Arcipelago, con Lillo al timone, e penso che ci vorrebbe qualcuno disposto a farsene seriamene carico.

Luca11 ha detto...

caro Chicco mi chiedo quale sia la tua competenza tecnica e la conoscenza della situazione in particolare per anche soltanto adombrare dubbi sulla qualita dei lavori che sto facendo sul Frate.troppo bello sarebbe se la gente si facesse una padellina di cazzi proprii.Comunque quando avro finito ritieniti invitato per un giro nel golfo.Luca(l incompetente che sta lavorando sul frate

Anonimo ha detto...

ciao Luca sono un amico di Lillo Dessi e del Frate! Sono contento che il Frate è finalmente tornato a Cagliari, dove lo posso rivedere?
Mi piacerebbe conoscerti e poter vedere e salutare il Frate dai capelli rossi!
Ciao Franco.

Anonimo ha detto...

Ma tu guarda... Il Grande Zot di cui parli fu sì disegnato da Sciarelli e fu commissionato da Francesco Toso. Lo confermo. Con la splendida donna che mi sopporta da tanti decenni facemmo la prima estate di quella barca ancora non del tutto finita nei dettagli. Gli ormeggi a vela nei porti Croati non erano però più come quelli della barca che lo aveva preceduta. Dieci tonnellate di peso non si fermano saltando sul molo e impugnando il bompresso. Vi furono scene da ridere, finite bene memo male. Ricordo con piacere e nostalgia Marina Doria e gli amici Casarsa che erano con noi. Grandi tempi, quelli, e grandi ricordi. Chissà se ho ancora qualche fotografia? E' passato tanto tempo. R. Franzoni

Anonimo ha detto...

Quindi scusa, stavo rileggendo il tuo dire, quella piccola barca non si "spaccia" per il Grande Zot ma probabilmente è il predecessore del tuo. Grande Zot era il nome che alla fine degli anni sessanta era sulla barca di Fanceaco, quella disegnata da Harlè, poi fu il nome di questo dodici metri e probabilmente dopo della tua. Voglile bene, a quella piccola barca, fa parte della storia della tua. Fortunato mortale! R. Franzoni

Anonimo ha detto...

Il Frate e' arrivato oltre Atlantico e ha sfrecciato attraverso i Caraibi arrivando a destinazione a Porto Rico senza alcun problema (a parte il motore del gommone che e' rimasto a Cagliari!)

Unknown ha detto...

Confermo con certezza che il primo Grande Zot fu costruito da Giancarlo Toso, anche se fin dall'inizio non rispettò totalmente il progetto di Sciarrelli.
Non era come si dice in questi commenti un 12 metri, ma esattamente un 10.85, (collocati senza bompresso).
Da quel progetto nacquero 7 repliche dello stesso, di cui io ne posseggo una.
Ho avuto il piacere di vederne un'altra, anche internamente. Avrei molto piacere a capire dove si trova il primo Grande Zot, data la curiosità di vedere le differenze che lo distinguono da quella che ho io.
E' per questo che ho trovato questo sito, cercando informazioni.
Chiunque ne sappia qualcosa, se avesse la cortesia di contattarmi gli sarei molto grato.



Irene ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mario bonelli ha detto...

Vedo che si fa grande confusione sul nome di Toso, che alcuni chiamano "Francesco" mentre invece è "Giancarlo, con il quale ho avuto l'onore e il piacere di navigare quando ancora il Grande Zot era nella mente di Giove e il Giancarlo possedeva un 24 piedi di disegno francese , un ARMAGNAC . Sto parlando degli anni 1965/70 e di navigazioni nell'alto Adriatico, lungo le coste dell'Istria e Dalmazia. Rammento che una volta, imboccato lo stretto canale che corre tra le due isole maggiori, sbarrato da un ponte girevole in ferro, mentre l'allora Grande Zot veniva trascinato dalla corrente a disalberarsi contro il ponte, saltai sulla banchina con una cima per arrestarla, aiutato da uno dell'equipaggio e mi procurai un dolorosissimo versamento alla pianta dei piedi. Cose che accadono. Mario Bonelli

mario bonelli ha detto...

Il mio grande fratellone, Vittorio, di cui soffro enormemente la mancanza, e che ho sovente accompagnato in queste evasioni (quando mi era ancora possibile), sia sul Grande Zot sia regatando come prodiere sulle derive, dopo nove anni di dura lotta con il male del secolo, ci ha lasciati soli.
Sfogliando unk dei suoi libri, tra le pagine ho trovato una foto ricordo del nuovo Grande Zot, inviatagli da Giancarlo Toso. E' così che ho scoperto il sito che sto tuttora esplorando. Rimpiango non averlo potuto fare quando - forse - avrei potuto cercare di partecipare ad un'ultima piccola avventura. Ormai l'anagrafe mi dice di no. Ma sul sito hoi cercato, invano, notizie di Giancarlo. Qualcuno mi può informare? Grazie.Mario Bonelli (mabo 20131938@libero.it)

Anonimo ha detto...

Io sono Enrico De Stefani figlio di Gabriele De Stefani allora falegname presso la bottega di Livio Ramo in Malcontenta.
Questo è abbastanza per CHI vuole conoscere la vera storia dell'Unico GRANDE ZOT gemello del GRAND BLEU.
il mio numero è 347 6824670.
Com.te Enrico De Stefani